Pagine

Visualizzazione post con etichetta emozioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta emozioni. Mostra tutti i post

giovedì 1 settembre 2016

Ansie da prestazione addio




Quando si vuole fortemente qualcosa, si vive nella spasmodica attesa della gratificazione.

Devo ammettere che nella mia vita ho sempre cercato di avere più di quanto potessi permettermi.
Non parlo di denaro o vita agiata, ma di soddisfazioni personali, umane e lavorative, che mi portassero laddove, fin da ragazzina volevo stare. Al centro dell'attenzione.

E purtroppo il cammino me lo sono segnato, ho intrapreso strade e iniziato salite, ma ahimè la meta era sempre lontana. Perché quando hai solo aspettative, metti sempre un obiettivo davanti ad un altro e finisci inevitabilmente per ritrovarti a rincorrere l'Isola che non c'è.

Poi arrivi ad un punto della vita, in cui raggiungi il pointbreak. Da qui, illuminata sulla via di Damasco, capisci che tutto sommato non te ne è mai fregato nulla.
Facevi tutto solo per essere al centro, qualsiasi cosa fosse pur di essere l'ombelico del mondo!
A distanza di qualche anno, dopo un po' di sana ginnastica per il corpo e soprattutto per la mente, sono finalmente arrivata alla conclusione che non si può pretendere di essere al centro.
Bisogna meritarsi quel diritto.
E la cosa, guarda caso, ti capita, imparando a fregartene della centralità. Ti succede che cambi rotta, cominci a dire chissenefrega e ti ritrovi a fare ciò che ti piace, senza l'assillo di essere giudicata per cosa ne salterà fuori.
Fai, giorno dopo giorno, qualcosa per te stessa e ritrovi la pace interiore. Perdi quell'ansia da prestazione che ti ha assillato per anni come il giorno prima degli esami e conquisti...la libertà.
Libertà di pensare come vuoi, libertà di essere ciò che sei, libertà di incazzarti, di gioire, di essere triste o allegra come piace e pare a te.
Nella vita i percorsi sono tanti, a volte ci si perde a rincorrere falsi Dei, inutili speranze e aspirazioni che ci proiettano verso un futuro lastricato di buone intenzioni ma di pochi fatti concreti.

Ma la vita è fatta di azioni concrete, sono le cose che facciamo a darci il senso del domani, a metterci piedi per terra e testa sulle spalle. Tutto il resto è solo frutto della nostra fantasia.

Da qui sono ripartita.

E ora comincia una nuova avventura!


venerdì 31 agosto 2012

Natibongo fear or faith?



Impressionata dall'idea dei suoni provenienti da NATIBONGO festival di musica e danza etnica che anima Cividale del Friuli da ieri 30 agosto e fino all'1 settembre (pioggia permettendo), mi sono chiesta cosa cappero siano e perchè abbiano così tanto seguito il didjeridoo e lo djimbè.
Wikipedia è sempre una fonte affidabile e mi soccorre. Scopro che
DIDJERIDOO è una parola di origine onomatopeica con la quale gli occidentali designano un antico strumento a fiato degli australiani aborigeni.
Questo strumento in Australia viene indicato con almeno cinquanta nomi diversi, a seconda delle etnie
L'utilizzo del didgeridoo nasce tra gli aborigeni dell'Australia settentrionale. Non esistono fonti affidabili che ne certifichino con esattezza l'età, ma è ipotizzabile i primordi siano databili tra i duemila ed i quindicimila anni fa
Il didgeridoo tradizionale è ricavato da un ramo di eucalipto (pianta assai diffusa nel Nord dell'Australia), scelto tra quelli il cui interno è stato scavato dalle termiti. Scortecciato, ripulito e accuratamente rifinito, lo strumento viene poi decorato e colorato con pitture tradizionali che richiamano la mitologia aborigena.
Gli aborigeni lo utilizzano non solo come strumento a fiato, nel quale soffiano e al tempo stesso pronunciano parole, suoni, rumori, ma anche come strumento di percussione, se colpito con i clap stick (bastoncini in legno usati come percussioni) o con un boomerang. Viene suonato con la tecnica della respirazione circolare.
DJIMBE' è un tamburo a calice originario dell'Africa Occidentale, in particolare della Guinea Conakry, Mali, Burkina Faso, Senegal e Costa d'Avorio e oggi diffuso in tutto il mondo. Il djembè è composto da un calice in legno ricoperto di pelle di capra o più raramente di mucca e da un sistema di tiraggio della pelle stessa, formato da corde e da cerchi metallici. Viene suonato a mani piene
Le origini dello strumento sono certamente molto antiche; una delle ipotesi più diffuse è che provenga dalla regione di Wosolo (oggi nel Mali), dove sarebbe stato inventato dall'etnia Bamana circa 3000 anni fa.
(fonte: Wikipedia)
Perdonate la mia ignoranza voi di Natibongo! Adesso ne so un po' di più.

Quanto all'appeal che questi strumenti hanno per gli occidentali, penso che possa esserci anche se si comprende di sicuro solo una parte dei riti religiosi e sociali che vengono celebrati anche con i suoni di questi strumenti presso le popolazioni aborigene o africane. E forse l'interpretazione che ne viene fatta da artisti occidentali può non tenere conto di questo particolare, limitandosi a utilizzare lo strumento per creare melodie dal sapore vagamente etnico, ma non originale.
Posso intuire un fascino simile a quello indotto dal piercing o dai tattoos, anche se devo dire che ascoltando qualcosa da You Tube ti ritrovi a seconda dei momenti in totale relax, oppure angosciato, disturbato o elettrizzato oppure profondamente immerso nei pensieri. Come tutti i tipi di musica quindi stimola le emozioni e ne amplifica o placa l'espressione a seconda della persona e del contesto. Una "canna" sonora in pratica!

Centinaia di ragazzi partecipano a NATIBONGO in questi giorni per conoscere artisti di strada e di palcoscenico. Questo evento è decisamente specializzato e credo che lungi dall'essere una sorta di rave party etnico con tanto di canne vere come qualcuno mi suggerisce, rappresenti piuttosto un flusso di energia positiva tra i giovani (e anche meno giovani) come dimostra il fatto che ormai da diversi anni, lo stesso Comune di Cividale del Friuli ne promoziona le date.

Mi viene da pensare...ma se mi trovassi faccia a faccia con un vero aborigeno australiano che suona il didjeridoo, gli offrirei un Sauvignon (friulano) o una Ribolla gialla?

Cheers!

lunedì 27 febbraio 2012

Gitarella culturale insolitamente diversa....

E' costume la domenica svegliarsi tirando tardi, restare sonnacchiosi a letto tra un dolcetto, un twit e un'occhiatina alle news in TV per godersi il riposo e ricaricare le pile.
Per una strana coincidenza del destino oggi invece mi capita di essere svegliata alle 8.10 del mattino dal suono, per fortuna non traumatico, del mio campanello. E dire che ieri sera mi son detta "caspita non ho chiuso il cancello stasera, vuoi vedere che domani mattina presto capita il turista da lontano alla ricerca di Schioppettino e Friulano?". Beh, non è andata proprio così, ma quasi. Gli amici di mia figlia han pensato bene di fare un pigiamino party e restare alzati fin tardi. Sicchè il papà di uno di questi, piuttosto timoroso di disturbare, non avendo segnali di vita dal figlio drammaticamente stramazzato sul giaciglio di fortuna, ha dovuto suonare il campanello. I cellulari dei figli, quegli arnesi che sembrano appendici umane del loro corpo, quando servono non ci sono mai, o meglio i figli li usano solo per interminabili sms di dubbia utilità, mai che li considerino strumenti di comunicazione integrata con la famiglia d'origine!!!
Comunque fatto sta che la sveglia mattutina è stata tutto sommato piacevole....nel bosco davanti casa ho sentito i primi cinguettii e, beh, considerati i giorni della merla appena passati è un gradito segnale di rinascita primaverile...almeno spero.

Doccia e jeans e mi dirigo con tutta la truppa figlia-amici verso Cividale. Noo, mica per passeggiare in centro con la mamma, scherzi, mia figlia è in piena cupa fase mistica adolescenziale "stai alla larga dai miei amici, vado da sola, se mi vedi cambia strada..." e roba del genere.

Nessun problema, tanto avevo altri piani. Quelli di una mamma-mamma che si, lascia la figlia grande con amici e copain, ma si porta l'altra nientepopodimenoche al Museo Archeologico Nazionale. E chi fa da Cicerone secondo voi? Ma lei ovviamente, Chiara, reduce qualche mese fa da una gita scolastica.
L'idea ci è venuta ieri e siccome di tempo per stare assieme ce n'è sempre poco tra le otto ore a scuola, lo sport e i compiti, tutte due ci siam dette "perchè no?"
Ci siamo quindi immerse nella storia antica racchiusa dentro il Palazzo dei Provveditori Veneti, sede del Museo dal 1990. Qui sono ospitati centinaia di reperti ritrovati nelle necropoli che circondavano la città. Il divertente è stato vedere come una bambina di 10 anni, fosse rapita da cocci, bronzi, lapidi, capitelli che a colpi di I-phone fotografava e documentava per relazionare a papà.
Sarà che ritrovarsi sola con la mamma a far cose da grandi l'ha entusiasmata o sarà che la gita scolastica le aveva lasciato qualche buona impressione, ma non ci ha pensato su due volte a portarmi dritta verso il sarcofago di Apinia Celerina e poi a osservare la lapide della Contessa Adelaide di Gorizia. Per me poco più che enormi pezzi di pietra che pian piano si sono "umanizzati" fino a farmi ipotizzare la loro vita quotidiana, signore sicuramente nobili che forse avevano delle figlie, amavano cucinare o leggere poesie, studiavano canto o suonavano uno strumento aspettando un marito impegnato in qualche guerra lontana.
Ogni museo ha il fascino dell'antichità, entri e senti quasi i profumi del passato, i cavalieri camminarti accanto, le dame che all'angolo conversano di stoffe e pietre preziose. Quanti monili abbiamo visto: collane, pettini, fibule e spille tutte ad accompagnare la vita eterna di tante fanciulle e dame del passato. E non meno affascinante il cavallo deposto e il suo cavaliere. Vedere dal vero questo piccolo esempio di amicizia mi ha fatto ripensare alle lezioni di equitazione di mia figlia e a come anche lei si sia affezionata ai suoi nuovi amici animali. Lei stessa mi ha scherzosamente detto "mamma, chissà se questo cavallo si chiamava Carpino?" Chissà, immagino che anche il bel cavaliere avesse un grande amore per il suo animale se nel momento del trapasso è stato deposto assieme a lui!
Per finire una sala monumentale, inquietante a dire il vero, ma forse la più intrisa di storia cividalese. Il grande sarcofago del duca Gisulfo (o chi per lui...), ritrovato proprio in Piazza P. Diacono e che ora dimora assieme ai suoi paramenti nella piccola sala a ridosso del Duomo. E' stata ritrovata perfino una bottiglia azzurrina di circa venti cm: conteneva, appena scoperta, ancora l'acqua di dodici secoli prima!! Ma ve lo immaginate???

Il Baule del Diavolo visto da Palazzo dei Provveditori Veneti
Gitarella della domenica insolitamente diversa...almeno per me!

Affascinante lo scorcio dalle finestre del Palazzo: ci capita infatti di unire visita al museo e passeggiata tra le bancarelle del mercatino dell'antiquariato che si svolge ogni quarta domenica del mese tra le vie cittadine. Dal nome molto suggestivo IL BAULE DEL DIAVOLO.

giovedì 6 ottobre 2011

6 ottobre 2011 - storia

Forse sembra assurdo, ma anche per una come me che vive lontano dalla frenesia tecnologica, oggi è un giorno di riflessione.
Questa mattina dopo aver accompagnato mia figlia a scuola e dopo il mio consueto caffè al bar per i piacevoli piccoli gossip di rito fra amiche, accendo il computer e mi collego a Internet. La home page è ancora quella di sempre. Apple non l'ho mai cambiata da quando circa un paio d'anni fa ho acquistato il mio primo Mac. Diverte in fondo guardarsi le ultime news da Cupertino....
Un'immagine, Steve Jobs, 1955-2011.
C'era da aspettarselo che anche alla fine questo genio visionario avrebbe usato la potenza e la semplicità della sua stessa comunicazione per dire addio al mondo!
E così trascorro un'abbondante mezz'ora a scovare notizie, lo vedo ancora giovanotto alle prese con i prototipi, leggo le sue innumerevoli frasi celebri...qui che poi solo ora diventeranno veramente celebri, come sempre accade con i grandi della storia.
Si, perchè certo i sui più accaniti seguaci sanno tutto di Apple, di Macintosh, della filosofia del "think different", ma noi profani, noi che ci siamo convertiti alla mela solo in tempi recenti come potevamo intuire tanta genialità? Noi che solo con l'avvento dell'I-pod e dell'I-pad abbiamo iniziato a gustare la multimedialità con l'acquolina in bocca.
Resta il fatto: un uomo che da molto combatteva contro il male oscuro non ce l'ha fatta, come tanti altri ahimè.
E come sempre accade in questi casi ti interroghi sul perchè il volere divino, se mai esiste, ha voluto prendere l'ennesimo uomo che nel fiore degli anni ancora tanto poteva e sicuramente voleva fare.
Forse lui con la sua filosofia del "vivi come se fosse l'ultimo giorno" e del "stay hungry, stay foolish!" aveva già scoperto l'elisir della felicità.
Io no e ancora mi interrogo su quando accadrà e sul perchè prima sia invece tutto così tragicamente ineluttabile e inaccettabile.
Anche le filosofie orientali, mi dicono i saggi, predicano l'oggi come l'unica verità. Passato e presente non esistono e tutto si fonda sull'adesso. Caspita se è vero.....!
Quando sei invischiato nelle faccende di tutti i giorni te lo dimentichi sempre. Non pensi così, piuttosto ti riesce facile il "se avessi fatto così", "se tu fossi diverso", "aspetto tempi migliori"....e un'infinita processione di scuse che ti allontanano dall'essere VERO, originalmente autentico e te stesso.
S.J. con 7 anni di cancro alle spalle la sapeva lunga sul carpe diem questo è poco ma sicuro. Cogliere l'attimo, l'essenza delle cose che sfugge a chi non ha occhi per guardare lontano, credo sia ciò che accomuna tutti coloro che nella vita si sono dovuti confrontare con se stessi o con grandi emozioni o tragedie.
Chi come me finora ha goduto di una vita in serenità, forse non si rende ancora conto che ci sei, adesso, il futuro non esiste è solo una costruzione della nostra mente e prende forma solo con le azioni che adesso decidiamo di fare.
Ok, non ci serve la morte di S.J., né di nessun altro lontano mille miglia, per capire tutto questo. Ma oggi tutti siamo un po' scioccati dalla notizia, il mondo intero si è posto le stesse domande e si è dato le dovute risposte.
Ci sono stati altri grandi della Terra, forse di grandezze più nobili della sua, motivati non dall'ambizione e dalla smania di successo, ma dalla tolleranza e dall'amore verso il prossimo. Ma chi siamo per decidere cos'è grande in senso assoluto? Grande è colui che con il suo contributo porta ad una svolta, positiva o negativa lo decidiamo noi, dopo.
E dunque grande lui e, non lo dimentico, grandi anche coloro che hanno creduto in lui e che gli hanno permesso di arrivare dov'è arrivato. Un team, un grande team che oggi piange colui che da leader ha saputo accompagnarli in cima alla piramide.

Mi sono svegliata stamattina e, ancor prima di tutto questo, ricordavo me da piccola in braccio a una grande signora d'altri tempi. Il 6 ottobre 1907 nasceva Gisella, era mia nonna. Una grande donna che ogni mattina mi preparava il tè con i biscotti e poi mi dava una mela da portare a scuola....

Due cose così lontane l'una dall'altra, ma oggi è successo questo e per due ragioni diverse mi ritrovo a pensare, solo per un po'....prima di riprendere la mia vita di tutti i giorni.

Cheers.



venerdì 26 agosto 2011

Proof your knowledge.....wine games estivi!!!

http://www.bbr.com/wine-knowledge/game

Ecco qui un simpaticissimo gioco sul vino per divertirti mentre il caldo torrido ti tiene bloccato in casa durante questi ultimi pomeriggi di vacanza!

Pecca un tantino di "francesitudine", ma qualcosa la conosciamo in fondo e dunque....divertiamoci!


E se vuoi giocare col vino e sedurre...
Organizza anche tu il tuo WINE DATE....5 vini, 5 sensi da stimolare, 5 argomenti su cui parlare, incontrarsi, e perchè no, anche imparare divertendoti...un uomo, una donna e una location d'effetto per risvegliare o riscoprire il piacere di stare assieme....

Da provare con Ribolla Gialla, Pinot Bianco, Sauvignon, Merlot e Schioppettino di Prepotto!!!
Io i miei li ho in cantina e tu???

Cheers!

giovedì 10 marzo 2011

Chi sono...

Il libro che sto leggendo: mangia Prega, ama di Elizabeth Gilbert
il vino che amo: Pinot blanc e Schioppettino
il giorno della settimana più brutto: lunedì
il regalo più gradito: l’abbraccio dei miei figli
la cosa che odio di più: l’arroganza di chi pretende di saperne di più
cosa vorrei fare da grande: la scrittrice
cosa mi piace mangiare: i dolci
cosa non potrei mai mangiare: le cervella, le interiora, i serpenti, le rane
il colore che amo di più: si può dire il nero?
e quello che proprio non mi piace per niente: ocra

La festa che non vorrei mai perdermi: quella del mio compleanno
l’ultimo matrimonio a cui ho partecipato: William & Kate in tv!
la canzone preferita: adesso set fire to the rain
cantante preferito: Mario Biondi
stile musicale preferito: pop e jazz

Ultimo vestito acquistato: non ricordo, forse una camicia bianca
le scarpe che amo di più: zeppa e tacco 12 grosso
la gonna che amo di più: i pantaloni
la mia borsa preferita: noname

L’ultima volta dal parrucchiere: 1 mese fa

I km percorsi passeggiando nell’ultimo mese: troppo pochi
i Kg che vorrei perdere ma non lo farò per ora: 10

L’ultima cosa che ho scritto: questa, adesso

Il mio sogno ricorrente: l’africa
Il mio incubo ricorrente: il vuoto

Vorrei……imparare a guidare la moto e fare un viaggio da sola
Non vorrei……partire senza nessuno che mi chiede di tornare presto

La felicità è: essere in pace con se stessi
L’infelicità è: sentirsi stupidi nel credere quanto sopra

Una casa vuol dire………famiglia

Una parola pronunciata per rabbia: ti odio
A chi l’ho detta: almeno a 2 persone
Il rimpianto più grande: una non se lo merita

Il mio sogno nel cassetto: fare un lavoro mio mettendo a frutto le mie doti

La mia paura più grande: non essere sicura di niente

Che fatica!....Comunque più o meno questa sono io.

Prosit!


lunedì 10 gennaio 2011

I sogni di una vita

me and my nonno!
Crescevo, da piccola, amata, felice, protetta da tutto e da tutti. Una vita normale per una bambina normale. Senza fratellini, un’amica del cuore, i genitori, una nonna e un nonno, grande, alto, generoso, dolcissimo. Crescevo anche con lui, andavamo a fare le corse in bicicletta, restavo con lui nelle giornate di sole, di pioggia e di vento, d’estate e d’inverno a giocare in cortile, a correre con il cane nell’orto, ad aiutare la nonna a pulire i fagioli per la minestra. Poi c’era il pranzo, un momento di serenità in cui arrivava papà ed io, tornata da scuola, assieme a tavola, mangiavo, la minestra, i piselli in padella che non mi piacevano e gettavo sotto il tavolo, di nascosto, ma ce n’erano tanti e non finivano mai e la nonna mi diceva “guarda che fanno bene” e poi quella bottiglia sopra la tovaglia, oddio, il vino….”che puzza” pensavo, no, lasciamolo ai grandi il vino. Sulla mia tavola non mi piaceva vedere quella bottiglia e soprattutto non ne apprezzavo il profumo che dal calice si propagava in tutta la stanza. Detestavo da morire il fatto che poi, finito di pranzare, toccava a me sparecchiare. Era un vino profumato di vita, un vino che mi sembrava da intenditori perché io non lo capivo, era ciò che i grandi bevevano a tavola, tra un piatto di minestra, la bistecca di maiale e i piselli in padella per condividere un pasto, per gioire, per sognare forse del domani.
Ma io dovevo sparecchiare la tavola e quel vino mi riportava alla realtà.
Era quasi un gioco di precisione, attenta a raccogliere prima i piatti, le posate, il pane avanzato, addirittura le briciole, la padella dei piselli, che non mi piaceva, ma era meglio che raccogliere i bicchieri e la bottiglia da rimettere nell’armadio. Quei bicchieri profumavano di vino, un profumo quasi dolce e naturale perché era bello veder tornare a casa papà, stare con lui, mangiare ogni tanto sulle sue ginocchia o su quelle del nonno, che amavo e che però voleva bere sempre un bicchiere di vino a tavola. E alla fine, con la tovaglia, i bicchieri e la bottiglia ancora sul tavolo, fingendo di aver finito, sgattaiolavo in salotto per ascoltare assieme a papà il tg, ma il nonno mi guardava e la nonna mi diceva “sicura che hai finito?” e io “si nonna, e poi dài, adesso c’è il telegiornale, fammi ascoltare”….avevo 6 anni!
Il nonno era dolce e sensibile e aveva capito benissimo il mio imbarazzo di fronte a quella tavola da sparecchiare  con la bottiglia di vino e i calici sporchi da portare nel lavandino….eppure furbo, furbo, insisteva dicendo “portami ancora un goccetto di quel buon vino”…Non ce la facevo più, lo faceva apposta…ogni volta, sempre alla stessa ora a pranzo, dopo la minestra, dopo i piselli in padella, mentre la nonna mi diceva di rimettere a posto il formaggio. Ed io, esausta, dopo l’ennesimo rifiuto andato a vuoto, un pò sconsolata, mio malgrado andavo a prendere la bottiglia dall’armadio e versavo al nonno, trattenendo il respiro, un goccio di quel buon vino.
Bizzarro che il nonno, divertito da quelle smorfie e quelle facce imbronciate, dopo che gli avevo versato il goccio di quel buon vino, sempre, sempre mi ricordava “cara, cara la mia Federica, ma tu lo sai che da grande ti sposerai con uno che il vino addirittura lo fa, non solo se lo beve come me?”

Poi ho iniziato a sognare, avevo 15 anni, romantica, allegra, i sogni di una ragazzina che voleva vivere, alla grande, facendo cose importanti. Sognavo di viaggiare per conoscere il mondo, sognavo di incontrare persone che mi insegnassero, che mi mostrassero i loro paesi, le loro città, mi vedevo sempre su un’aereo al decollo per andare lontano, lontano a capire il senso della vita.